World journalist conference in Corea

“WORLD JOURNALIST CONFERENCE”: L’EMERGENTE COREA RILETTA DAI MEDIA DI TUTTO IL MONDO SEUL, 4-11 LUGLIO 2009

Per far conoscere la Repubblica della Corea del Sud al mondo, settanta giornalisti in rappresentanza di quaranta Paesi sono stati invitati dal 6 al 12 luglio 2009 a Seul per partecipare alla “World Journalist Conference”, il meeting promosso dall’Associazione dei Giornalisti coreani, e per seguire l’itinerario messo a punto dall’organizzazione alla scoperta delle regioni interne della penisola. La Corea del Sud è attualmente la quattordicesima economia mondiale per Prodotto Interno Lordo e la quarta in Asia dopo Giappone, Cina e India (dati dell’Ambasciata italiana): un Paese efficiente e moderno che ha sviluppato soprattutto l’industria automobilistica (Hyundai) ed elettronica (Samsung Electronics e LG Electronics). Negli ultimi decenni la crescita economica è stata incredibile; negli anni Sessanta il reddito pro-capite era di 79 dollari, nel 2008 è stato di 19.231 dollari, sebbene i dati più recenti abbiano registrato un lieve arresto a causa della crisi internazionale. Un quarto della popolazione del Paese, pari a circa 11 milioni, vive nell’area metropolitana di Seul, la capitale che sorge sul fiume Han. Questi dati contrastano pesantemente con la realtà settentrionale. La dittatura di stampo marxista-leninista della metà a nord del 38esimo parallelo, estesa su una superficie di appena 120.538 chilometri quadrati e con una popolazione pari a 22 milioni circa, è fermamente nelle mani di Kim Jong-il, il cui nome è comparso di frequente ultimamente tra le pagine dei quotidiani, specie quelli editi in Oriente, per due ragioni: i test nucleari nelle acque del Pacifico e le sue precarie condizioni di salute.

LA SPERANZA DELLA RIUNIFICAZIONE DELLA PENISOLA COREANA

Per chi vuole farsi un’idea della frattura interna al Paese e del desiderio di cambiamento di cui è portavoce il Sud, è indispensabile una vista all’Odusan Unification Observatory, un avamposto costruito a ridosso della zona demilitarizzata tra le due Coree e aperto al pubblico nel 1992. Nessuno abita in quest’area larga 4 e lunga 248 chilometri, tanto che la DMZ coreana (Military Demarcation Zone) è un’estesa riserva naturale, un’oasi incontaminata per animali e piante selvatiche. Impossibile per qualunque turista visitare o stabilirsi al Nord dove vivono appena un centinaio di stranieri in tutto il territorio. Solo capi di Stato e ambasciatori sono i benvenuti ma per recarsi a Pyongyan, la capitale settentrionale, devono passare per Pechino. Nei primi giorni di agosto, la visita dell’ex Presidente democratico USA Bill Clinton ha mosso a compassione la coscienza di Kim Jong-il che ha liberato le due free-lance americane arrestate con l’accusa di presunto spionaggio e condannate a svolgere lavori forzati. Una carrellata di fotografie e schermi computerizzati al primo e secondo piano dell’Osservatorio mostrano la realtà del Nord, le montagne verdi Songak san e Diamond, e la sua gente che fatica sui campi e vive nelle fattorie. Famiglie povere, che sopravvivono grazie al proprio lavoro, senza ricchezza né lussi, private della modernità e della fiducia nel futuro caratterizzanti in modo evidente la metà meridionale. Il mausoleo di cemento rientra nel progetto di pace tra le due anime di uno stesso Paese, due realtà territoriali abitate da una popolazione che parla la stessa lingua e presenta gli stessi tratti somatici, fratelli divisi dal trentottesimo parallelo. Il confine resta fortemente presidiato e la Corea del Nord continua a sviluppare i propri armamenti nucleari. Dal 2007 il principio di non-aggressione reciproca è stato mantenuto anche se hanno fatto parlare i recenti lanci di missili a media e lunga gittata sparati dal regime di Pyongyan e finiti in mare. Ma con i vettori si avverte nell’aria la speranza della riunificazione, forse avviata timidamente ai Giochi Olimpici del 1988, anche se le due Coree vi parteciparono con due diverse squadre.

6-11 LUGLIO 2009: “WORLD JOURNALIST CONFERENCE” PER RIFLETTERE SUL PASSATO, PRESENTE E FUTURO DELLE COREA

Consapevole dell’handicap mediatico a cui la Corea del Sud è soggetta e per cercare una strategia più valida per ottenere visibilità a livello internazionale, la Journalists Association of Korea ha organizzato la “2009 World Journalist Conference”, articolata in più sezioni ed alla quale è stata invitata anche l’Italia assieme, tra gli altri, a Spagna, America, Russia, Cina, Giappone e Singapore. Stando alle comunicazioni dei relatori che si sono succeduti ad argomentare sul tema “Korea’s past, today and tomorrow reflected by World press”, il quadro che ne è uscito non è stato dei più edificanti per questa realtà asiatica protesa com’è più a crescere che a farsi conoscere. Tuttavia, non appena si prova ad osservarla da vicino, si presenta un Nazione d’antica cultura, dinamica, moderna e industrialmente avanzata, come ci è stata presentata dall’ambasciatore Massimo Andrea Leggeri e dai suoi ospiti alla cena organizzata per la Delegazione. In Corea l’informazione è garantita da centoventi testate nazionali, che stampano una media di sedici milioni di copie giornaliere. Oltre tre milioni sono le copie diffuse di quotidiani gratuiti e la distribuzione dei quotidiani generalisti avviene per la maggior parte tramite abbonamento. La stampa locale è tutelata da una legge speciale che assicura un’equilibrata diffusione dell’informazione sull’intero territorio nazionale. I network nazionali sono cinque, di cui uno privato. La libertà di stampa è sancita dall’Articolo 21 della Costituzione, lo stesso di quello italiano che garantisce le medesime libertà, sebbene Reporters San Frontières collochi il Paese asiatico al 47mo posto, poco al di sotto dell’Italia. Anche se non proprio immune dalla crisi finanziaria che ha indebolito le economie globali, secondo una stima del FMI la Corea sarà la prima Nazione ad uscirne senza troppe ripercussioni negative. A livello mondiale questa Nazione ha moltiplicato gli accordi di libero scambio con quasi tutto il mondo, fatta eccezione con l’Europa, commercio che tarda a realizzarsi a causa dell’opposizione di alcuni Paesi membri, Germania e Italia in primis, nonostante questi due ultimi Stati siano i maggiori esportatori nella realtà sud-asiatica, a fronte di scarsità di investimenti e accordi industriali fra imprese. Alla “World Journalist Conference” ha preso parte anche il Vice Ministro coreano al Commercio e all’Energia Young Hak Kim che ha proposto la relazione intitolata “Climate change and Korea’s low carbon policy for green development” sui cambiamenti climatici e la politica di energia verde attuata nel Paese, da applicarsi anche nel campo del nucleare. La “Green New Deal” prevede una serie di iniziative nel quadro della strategia governativa in materia di ambiente e con ingenti investimenti nel prossimo quadriennio. Al termine della Conferenza, molti dei partecipanti si sono recati in visita alle parti interne della penisola e all’isola vulcanica di Jeju, nell’estremità meridionale, dove ha sede il museo del folklore protetto da un’antica divinità della fertilità dal caratteristico naso camuso. Interessanti, in particolare, la visita al campus dell’Università di Yeungnam, nello Gyeongsan, che accoglie all’incirca tremila studenti e vanta programmi fino al 2020 con l’obiettivo di entrare tra le prime cento migliori università al mondo, le escursioni nelle province del sud Namdo e nello Gyeonggi, la visita ad una casa tradizionale a Songso nello Cheongsong accolti dal Presidente della contea Dong-Soo Han, all’Accademia confuciana Dosanseowon nella regione di Andong (sede del festival delle maschere danzanti) e l’escursione in barca all’isola di Odongdo e a Yeosu, sito nel versante sud-orientale individuato dal Governo centrale come futura sede dell’Expo 2012 sul tema “The living Ocean and Coast: Diversity of Resources and Sustainable Activities”. Al termine dell’esperienza, si è svolto l’incontro tra i giornalisti partecipanti e il Segretario alla Presidenza della Repubblica della Corea del Sud, Chung j Cong Ghil nella residenza e ufficio del Presidente Lee Myung-bak, la cosiddetta Blue House (Cheong Wa Dae in lingua locale). In qualità di speaker ufficiale, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti italiani Lorenzo Del Boca ha dato rilievo alla necessità di “investire nell’informazione, far crescere la libertà di stampa, aumentare il livello di conoscenza, promuovere la democrazia”. Del Boca ha voluto sottolineare, inoltre, l’importanza di questi incontri come occasione reciproca per sviluppare il patrimonio culturale e di conoscenze.

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