Ultime isole di Paolo Barbaro

Venezia, 08/12/2009. Paolo Barbaro, scrittore, ritratto presso la sua abitazione. (c)Andrea Pattaro/Vision

Venezia, 08/12/2009. Paolo Barbaro, scrittore, ritratto presso la sua abitazione. (c)Andrea Pattaro/Vision

GALEOTTO FU IL LIBRO. E CHI LO LESSE?

RECENSIONE DI “ULTIME ISOLE” (MARSILIO, 1992) DI PAOLO BARBARO

Parafrasando il sommo Poeta, fu solo sfogliando la storia di Lancillotto e Ginevra che Paolo e Francesca “più non vi lessero avante”. L’attenzione si sposta sul fruitore delle parole di carta che tanto possono infiammare gli animi.

Nella selva dei libri che oggi crescono nelle librerie cittadine, ho scelto un volume poco frequentano, che da tempo mi ero ripromessa di leggere dopo aver conosciuto di persona lo scrittore. “Ultime isole” fa parte della “quadrilogia” di libri dedicati da Paolo Barbaro alla sua città di adozione: la città lagunare. L’ingegnere-scrittore si presta alla letterata inventando un genere, dopo aver letto molto e poco aver scorazzato in battello per le isole lagunari per produrre articoli da pubblicare su “La Stampa”. Ne esce un libro dall’impianto narrativo debole ma dai forti riflessi autobiografici, quasi un acquerello a tinte tenui della laguna in tutte le sue stagioni, con il suo dinamismo indolente, i cambiamenti (molte isole dal nome altisonante sono sprofondate: Ammiana Basilia, Costanziaca.), le problematiche di un ecosistema unico. Dalle velme mosse dalla marea, dai bassi fondali fioriscono frangenti di vita, un’umanità complessa che prende forma dall’età adolescenziale e si protrae fino alla terza età. Il libro si divide in tre parti distanziate da due sezioni dove si sente più viva la voce dell’autore (“Intervallo tra le Sabbie” e “Intervallo tra le Polveri”) e ci parla con un linguaggio magico della bellezza della laguna e delle sue strane creature: nel primo capitolo “Settesabbie” i due giovani protagonisti devono riparare un faro andato distrutto durante la guerra ma si fanno prendere dalla storia d’amore con le due figlie del vecchio guardiano; in “Isola delle polveri” è narrato l’azzardato progetto di una multinazionale di sollevare l’isola di venti centimetri; in “Tutta una vita”, Valerio vive sugli alberi ed è una strana creatura a metà via tra uomo-gatto-pesce-uccello. “Ultime isole” è il mio libro per la vita perché evoca immagini che lentamente svelano al lettore le cose nell’incerta luce d’albe e tramonti.

Lascia un Commento

Animated Social Media Icons Powered by Acurax Wordpress Development Company
Visit Us On TwitterVisit Us On Facebook