The Bad Batch, western apocalittico

Un western splatter e crudele ambientato in un deserto americano, all’interno di un immaginario carcere a cielo aperto. The Bad Batch, opera seconda della regista iraniano-americana Ana Lily Amirpou r (dopo A Girl Walks Home Alone at Night ) non passa indimenticato per l’originalità del plot. La regista mette in scena la storia di Arlen (Suki Waterhouse), una ragazza che si ritrova, a cause del suo passato a noi sconosciuto, incarcerata in una sorta di enorme campo di prigionia nel mezzo di un deserto a sud degli Stati Uniti, in un territorio fuori dalla giurisdizione USA. Lì viene inseguita, catturata e mutilata da un gruppo di cannibali. Ma è solo l’inizio di un’avventura che la porterà a cambiare inaspettatamente schieramento più di una volta in una battaglia tra due comunità di prigionieri. Sulla carta ci sono tutti gli ingredienti per una storia appassionate tra splatter e azione, con tanto di comparsate di lusso di Jim Carrey e Keanu Reeves, in due ruolo da caratteristi. C’è lo scenario cinematografico del deserto, ci sono i personaggi sopra le righe e soprattutto c’è la voglia di rompere convenzioni. La Amirpour, detta la Tarantino in gonnella, sa tratteggiare dei protagonisti per nulla scontati: il cannibale all’apparenza senza pietà (Jason Momoa) che in realtà vuole solo proteggere la figlia e sopravvivere. Il leader della comunità “pacifica” (Reeves) che nasconde però un lato oscuro. Niente va come ci si aspetta perché i cambi di campo dei protagoiisti non appaiono coerenti e nemmeno l’interpretazione della silenziosa protagonista. Un mondo surreale che ci fa conoscere i lati più oscuri dell’umanità, di quella landa folle che inizia dove terminano le metropoli.

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