Storia del tram di Mestre

Servizio n.459674: 11 Giugno 2012 - Venezia         - VENEZIA (Venezia) - INIZIO DEI LAVORI DI POSA DEI BINARI DEL TRAM SUL PONTE DELLA LIBERTA'. - 20120611  -  VENEZIA  -  EBF  -  PONTE DELLA LIBERTA'  -  INIZIO DEI LAVORI DI POSA DEI BINARI DEL TRAM SUL PONTE DELLA LIBERTA'. Michele Agostinis/Photojournalist/B&SPress/Bolzoni/F04 -  -  - fotovebolzoni

Servizio n.459674: 11 Giugno 2012 – Venezia – VENEZIA (Venezia) – INIZIO DEI LAVORI DI POSA DEI BINARI DEL TRAM SUL PONTE DELLA LIBERTA’. – 20120611 – VENEZIA – EBF – PONTE DELLA LIBERTA’ – INIZIO DEI LAVORI DI POSA DEI BINARI DEL TRAM SUL PONTE DELLA LIBERTA’. Michele Agostinis/Photojournalist/B&SPress/Bolzoni/F04 – – – fotovebolzoni

Il nipote di Tram Bepi Di Superficie

Storia del tram di Mestre

Tram Bepi Di Superficie era un po’ avanti con gli anni, ma non aveva perso il suo smalto e tutti lo tenevano in gran considerazione. Sapeva d’antico e compariva regale in foto in bianco e nero d’inizio secolo. La sua miglior posa era stata quando in Piazza Ferretto lo avevano immortalato in movimento, in tutta la sua fierezza d’antan. Tram Bepi era in salute, nonostante qualche acciacco dovuto all’età. Mai mi sarebbe aspettato di essere messo da parte così repentinamente…

Era già da qualche tempo che la sua amica quattroruote gli tagliava la strada. Ma in fondo compariva solo sporadicamente e i bipedi confermavano la loro preferenza a lui: più economico, più pratico, meno impegnativo.

Ma di quattroruote si iniziò a produrne tante e per venderne di più bisognava disincentivare i mezzi pubblici. Iniziarono col fargli saltare qualche corsa, poi lo misero a riposo per intere settimane e infine, gli dissero che aveva bisogno di un chek up che lo avrebbe tenuto fermo per molto tempo. Smobilitati i suoi percorsi, furono allargate le strade, interrati i canali e creata una rete stradale più o meno efficiente. I bipedi furono costretti ad acquistare fiammanti Cinquecento, roboanti Bianchine e moderne Diana. Con queste non si rischiava e si poteva anche accompagnare i figli a scuola, oltre che fare la spesa al supermercato il sabato pomeriggio. Le strade si riempirono di quattroruote, a cui presto si aggiunsero le dueruote a motore; per quelle a pedali le vie si erano fatte troppo anguste e prive di segnaletica.

Una dietro l’altra, pian pianino in fila le quattroruote si mettevano in coda la mattina presto e per fare pochi chilometri ci impiegavano svariate decine di minuti. Ma dopotutto il maltempo non faceva paura, non ci sgualciva i vestiti e in più i bipedi inventarono una moderna diavoleria che da curiosi dischi metallici a rete emetteva suoni: era l’autoradio. In famiglia i bipedi litigavano per chi dovesse prendere la quattroruote nel tempo libero. Litigare troppo fa male alla salute e così il capofamiglia decise di acquistarne due. Ma i figli erano tre: che fare? E la nipote? Per parcheggiare i nuovi acquisti motorizzati il garage di casa non era più sufficiente. L’unica soluzione era il parcheggio selvaggio in strada, cercando però di arrivare ad un’ora propizia, prima che i vicini si mettessero loro alla ricerca d’un rettangolo libero. Per velocizzare il traffico, si studiarono sensi unici, percorsi inediti e si asfaltarono nuove rotonde, si scavarono sottopassi e si eressero sovrappassi. Quando tutto sembrava circolare, un nuovo spettro si aggirò per Mestre: era l’inquinamento. Le piccole ciminiere montate sul retro delle piccole quattroruote e in cima alle grandi quattroruote del trasporto pubblico emettevano fumi nocivi per i bipedi, i fiori, le piante e gli amati animali domestici. Per correre ai ripari, non bastava impedire alle quattroruote di correre in talune date o di domenica: lo smog non accennava a diminuire. Serviva un’idea geniale. Tra difficoltà e capitali investiti, i bipedi decisero di liberare la sovraffollata tangenziale e di costruire un anello d’asfalto che bypassasse la città. Ma non bastò; bisognava farsi venire qualche altra idea, meglio se avrebbe dato un nuovo look agli angoli degradati di Mestre. Fu così che si fece conoscere il nipote del vecchio Tram Bepi, nel frattempo passato a miglior vita. Il nipote, in fondo, non era da meno. Prestante come il nonno, fiammante ma soprattutto veloce e popolare. Come Tram Bepi, il giovane è un ambientalista ma di nuova generazione. Gli piace viaggiare su un unico binario, alla pari di suo cugino di Padova. Il suo nome è Metropolitana Giuseppe, il suo cognome ovviamente Di Superficie. Per farsi strada ha dovuto apportare qualche modifica alla città, talvolta creando difficili problemi ingegneristici e non solo. Ma al momento non ha saltato una corsa (salvo creare disagi sul Ponte della Libertà).

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