Perche’ ho scelto Ca’ Foscari

Perché ho scelto Ca’ Foscari

Un legame viscerale tra chi si occupa di formazione ed educazione e l’ente pubblico che l’ha formato

Ca’ Foscari rappresentava per me l’Università più confortevole, vicino a casa e di buon livello. L’altra idea che mi era balenata in testa durante l’attività l’orientamento coordinata dal prof. Carraro all’ultimo anno del liceo scientifico “Ettore Majorana” di Mirano, era di trasferirmi a Bologna, al Dams (Discipline delle Arti, della Musica e dello spettacolo). Un sogno fatto d’arte, forse più fumoso e attraente, con richiami al teatro, al cinema ecc. non sostenuto affatto, però, in famiglia. Ed ecco che l’alternativa, Ca’ Foscari, prese piede. Era facile: da Martellago, dove risiedevo, bastava prendere “il Venezia” e dopo una mezzora scarsa sarei arrivata a piazzale Roma. Da lì le diverse sedi universitarie distavano più o meno una quindicina di minuti a piedi.

A luglio del ’95 era prevista la presentazione dell’offerta formativa nelle sede storica di Ca’ Foscari, prima dell’inizio del lungo restauro. Io non sapevo nemmeno dove fosse ma la giovane neodiplomata era armata di un’accesa caparbietà. Così la mattina presto, venendo giù da Jesolo dove mi stavo riposando in compagnia degli amici dalle fatiche dell’ultimo anno del liceo, andai a sentire cosa proponevano. Da piazzale Roma mi informai sulla strada da percorrere e una volta arrivata, con sorpresa mi trovai di fronte a una sala piena di coetanei e a stento riuscii a sentire qualcosa. Ricordo che presentarono i corsi di Lingue orientali, di Filosofia e di Lettere. In me prese forma l’idea che poi sono andata a concretizzare: approfondire la passione della mia vita, la letteratura italiana moderna e contemporanea.

I corsi avevano sede a San Sebastiano, in una decadente ma affascinate struttura ex conventuale adiacente alla chiesa omonima nel sestiere di Dorsoduro. Le lezioni iniziarono ad ottobre inoltrato e non attesi a lungo prima di farmi qualche amicizia. I primi giorni mi servirono per capire quali insegnamenti seguire e come organizzare le giornate in questo andare e venire da pendolare di giornata. Nell’atrio all’ingresso di San Sebastiano erano appesi dei “lenzuoli” di carta su cui erano stampati i corsi, i professori corrispondenti e gli orari. La segreteria, all’atto dell’iscrizione, mi aveva anche fornito la grossa guida dei corsi e piano piano riuscii a capire come funzionava. C’erano insegnamenti semestrali e annuali; inoltre, alcuni esami erano obbligatori mentre altri fortemente consigliati. Il piano di studio doveva essere approvato da una Commissione apposita e poteva essere aggiustato di anno in anno. La laurea del vecchio ordinamento quadriennale sarebbe arrivata al superamento di almeno 20 esami più la tesi. Inizialmente frequentati i corsi che più mi interessavano, come Storia del cinema e del teatro, ma anche quelli dove mi sentivo più preparata, come Latino e Letteratura contemporanea. Nelle piccole aule un po’ decadenti non eravamo mai in tanti e l’atmosfera era intima e distesa, fatta eccezione per le lezioni di Latino 1, affollate da studenti che cercavano di capire qualcosa mentre il prof. Mario Geymonat recitava gli esametri di Ovidio a memoria.

Durante gli anni di università ho conosciuto un gruppo di amici con cui sono ancora in contatto. Abbiamo quasi tutti portato a termine gli studi e, chi prima chi dopo, ci siamo laureati con buoni voti, aspirando a un futuro lavorativo soddisfacente che lentamente abbiamo coronato.

Al terzo anno del corso quadriennale, ho partecipato al progetto Erasmus con destinazione Leuven, in Belgio. Il professore Giorgio Padoan, di cui serbo un ricordo particolarmente positivo, mi consigliò di scegliere la Katholieke Universiteit Leuven, per due ragioni: poche richieste e alto livello di preparazione. Qui fui accolta positivamente dal prof. Franco Musarra e dal suo assistente Bart Van den Bossche che mi chiesero di coadiuvarli in alcune attività didattiche per i loro studenti che studiavano lingua e letteratura italiana con qualche comprensibile difficoltà.

Per quanto mi riguarda ho reiterato le letterature che più mi interessavano e mi sono laureata con il massimo dei voti con la prof.ssa Ricciarda Ricorda, il prof. Pietro Gibellini e il prof. Paolo Leoncini. Era il 5 luglio 2001 e la mia tesi di letteratura contemporanea verteva sugli aspetti della poesia e della poetica dell’opera della poetessa Maria Luisa Spaziani, la celebre “volpe” di Montale, che ho avuto modo di conoscere e intervistare.

Degli anni universitari serbo ancora le guide, gli appunti e i libri di studio, oltre che vivi ricordi di preghiere in chiesa prima dell’esame, passeggiate e chiacchierate con gli amici, lezioni interessanti che mi hanno formata e con cui ho alimentato la vivacità culturale che mi contraddistingue. E molto altro: il diploma ITALS conseguito con il prof. Balboni al Corso di formazione di base in didattica dell’italiano a stranieri, i numerosi corsi al Centro Linguistico Interfacoltà e il corso SIS (Servizio di Italiano Scritto) da cui ho avviato anche la mia carriera giornalistica.

Ma il rapporto con Ca’ Foscari non si è esaurito qui. Conseguita la laurea mi fu proposto dal prof. Leoncini, che era stato per me il prezioso correlatore di tesi, di seguirlo nelle attività accademiche avvalendomi del titolo di Cultore della materia. Con lui ho iniziato un percorso di preparazione di sinossi del corso di Letteratura italiana per LICAO e LISAO e di esami alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Ca’ Foscari. Con il prof. Leoncini è nata l’idea dei recital poetici a cui mi sono dedicata studiando gli autori veneti che abbiamo di volta in volta individuato (Andrea Zanzotto, Giacomo Noventa, Biagio Marin, Romano Pascutto, Ernesto Calzavara, Luciano Cecchinel) e che ho portato sulla scena come lezioni dal vivo per gli studenti con il mio gruppo teatrale, il Circolo attoriale di Mogliano Veneto.

Subito dopo la laurea ho tentato con successo l’esame per accedere alla S.S.I.S. Veneto, la Scuola Interateneo per la formazione degli Insegnanti di Scuola Secondaria. Sono stati anni difficili per l’impegno richiesto di studio e frequenza, che alternavo alle supplenze nelle scuole medie della provincia e al lavoro giornalistico per il “Gazzettino di Venezia”. Dopo essermi specializzata il 10/05/2003 con un buon punteggio, ho atteso molti anni prima di venire assunta a tempo indeterminato e ho poi ultimato la S.S.I.S. nell’anno accademico 2007-2008 con il conseguimento dell’abilitazione A051 per l’insegnamento delle materie letterarie e del latino nei licei. Anche la S.I.S.S. ha richiesto la mia collaborazione individuandomi nel 2008 come Tutor on line dei Corsi speciali SSIS del Veneto (indirizzo Linguistico Letterario).

Ora sono un’insegnante della scuola secondaria ma il mio amore per la letteratura non mi ha abbandonata e così ho accettato l’invito a fungere da giurata in alcuni concorsi letterari, collaboro all’organizzazione e alla realizzazione dei recital poetici anche per l’Università e mi dedico allo studio e alla composizione di testi poetici che mi hanno regalato nel tempo diversi premi e segnalazioni.

Un paio d’anni fa sono ritornata sui banchi di scuola per frequentare il corso di formazione, promosso da Ca’ Foscari, intitolato “Donne, politica e istituzioni – percorsi formativi per la promozione della cultura generale e delle pari opportunità”. E’ stato un modo per non interrompere quel legame viscerale tra chi si occupa di formazione ed educazione e l’ente pubblico che l’ha formato. Ringrazio l’Aluc, nella persona del suo Presidente Umberto Marotta, per avermi accolta tra le pagine di questo volume e un sincero in bocca al lupo ai giovani universitari e ai neolaureati.

2 Commenti

  1. Silvia Palatini /

    Cara Michela,
    io sono una montanara ascetica fino ad un certo punto e piena di aspirazione che temo non si avvereranno. Già in seconda media sapevo che mi sarei laureata in lettere, e non ho avuto bisogno di molto altro, tranne forse un po’ di orientamento in più. Berardinelli, corteggiandomi sfacciatamente, mi ha deluso e per due anni non ho più studiato. Poi ho ripreso. ed eccomi qui, approdata ai mistici, che ti consiglio vivamente, in particolare la “La storia di un’anima” di santa Teresina. Simon Weil, Edith Stein…Ciao

    • Cara Silvia,
      a volte per realizzare i nostri sogni servono tutte le nostre energie, ma a volte non bastano. Apprezzo la Weil, per la sua parabola di vita, le sue scelte controcorrente e le sue riflessioni profonde frutto di un’intensa attività meditativa. Un ottimo consiglio di lettura.
      Co affetto,
      Michela

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