L’amica geniale

Saverio Costanzo racconta perché i libri di Elena Ferrante funzionano e perché funzionano anche dietro la macchina da presa: “Secondo me dell’oggi moltissimo. Tra le molte cose che si sono dette del romanzo di Elena Ferrante, dell’emancipazione femminile, benissimo. Lei tra l’altro è ostinatamente alla ricerca della verità al punto che nell’immagine femminile non si fa mai ricattare dall’ideologia del femminile. E perciò la descrive in un modo anche molto duro e onesto. Quello che però io ho capito soltanto girando questo film è che, ed è una cosa apparentemente retorica da dire ma in realtà non lo è per niente, è che una maestra ti può cambiare la vita. E quello che secondo me è tra cento virgolette l’aspetto politico della vicenda ovvero per uno spettatore oggi del 2018 veder questa storia ti fa davvero vivere la politica addosso nel senso che capisci che cosa hai perso. Ti rendi conti di quello che non hai più che è il modo più potente perché un’opera sia politica. Spesso si fanno opere esplicitamente politiche che non interessano a nessuno. Mentre invece riuscire a passare un messaggio così potente attraverso i sentimenti, non retorici mi, ti dà l’impressione di poter davvero toccare con mano che cosa è la politica. Attraverso semplicemente un personaggio, una maestra, che in quegli anni aveva il potere di cambiare la tua esistenza. Invertire le sorti del tuo destino. E vedendolo oggi tu ti accorgi che questa cosa non c’è più. E questo per me è l’aspetto più rivoluzionario dell’opera di Ferrante”.

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