“L’ago della bilancia” al teatro Kolbe di Mestre. Un tempo unico sulla difficile ricostruzione della verità giudiziaria

Il paragone con il film di Sidney Lumet del 1957 viene facile. La compagnia moglianese Altinate, diretta da Marina Biolo, ha portato sulla scena sabato scorso al teatro Kolbe lo spettacolo originale “L’ago della bilancia”. Per un’ora e mezza dieci giurati si sono confrontati tra loro ribaltando completamente l’orientamento iniziale di colpevolezza per un giovane accusato di aver ucciso suo padre. Come recita il sottotitolo dello spettacolo “Storie di ragionevoli dubbi… ed irragionevoli sentenze”, introdotto da un’originale rassegna dei più eclatanti casi di errore giudiziario (da Sacco e Vanzetti a Enzo Tortora), lo spettacolo interroga il pubblico sul tema della verità giudiziaria e sui principi astratti della giustizia. Il confronto tra i giurati assume spesso toni drammatici nel procedere del dibattimento che non ha subito abbassamenti di tono in un dialogo così incalzante da mettere a nudo i pregiudizi o le leggerezze di ognuno. Un singolo giurato fa scattare la lenta reazione a catena: il numero 9, l’unico favorevole fin da subito al verdetto di innocenza, pur con i suoi dubbi, riuscirà con una lucida analisi dei dettagli a far cambiare opinione, uno a uno, ai colleghi. Il testo messo a punto dalla Biolo, attrice-regista mestrina da sempre impegnata nel teatro con opere attente ai temi sociali, è una vera e propria prova d’attore per la compresenza in scena degli attori che prendono a turno la parola, tutti a loro modo protagonisti con la propria personalità e differenti storie di vita. Dopo la prima al Kolbe la compagnia Altinate (“Il Berretto a sonagli”, “La casa di Bernarda Alba”) porterà in scena lo spettacolo nei mesi autunnali nella marca trevigiana.

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