La via crucis di un regista Carlo Mazzacurati e “La sua vera passione”: Il Cinema

A mani vuote alla 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, dopo un prolungato applauso in sala in parte consolatorio, “La passione” ha avuto giorni migliori al botteghino (dal 24 settembre). Insomma sembra proprio che Venezia non porti bene a Carlo Mazzacurati, quest’anno presente con due lavori, “La passione” appunto (in concorso) e un documentario “Sei Venezia” che verrà distribuito gratis in dvd a Natale dal Consorzio Venezia Nuova. In passato il regista patavino aveva fatto meglio, non con “La lingua del Santo” in cui recita la coppia Albanese-Bentivoglio, un’opera a tutti gli effetti entrata a pieno titolo nella storia del cinema ma che non aveva convinto la giuria del festival veneziano, più generosa invece con “Il toro” che vinse nel 1984 il Leone d’argento e la coppa Volpi a Roberto Citran. A parte la delusione per il mancato riconoscimento da parte di Tarantino e company, rimane stampato sulla faccia chi ha visto il film il sorriso divertito che la trama leggera e gli interpreti suscitano. Non è solo il protagonista Silvio Orlando, faccia di gomma e perfetto nel ruolo di Gianni Dubois, regista in crisi d’identità e in attesa dell’idea giusta… è anche Corrado Guzzanti a far crepare dal ridere, nei panni di un attore di provincia che vuole lavorare col “grande maestro” senza rinunciare alla sua professionalità fuori corde. E poi c’è Giuseppe Battiston, anche lui nei panni di un attore, in realtà un ex galeotto, ma dotato in più d’una umanità che fa la differenza anche in una rappresentazione di paese. In pochi giorni il trio deve mettere in scena nella Settimana Santa un’edizione da annali della passione di Cristo. Ad obbligare Dubois è l’opportunista sindaco della cittadella toscana (Stefania Sandrelli), pena l’invio alla Sovrintendenza dei Beni culturali d’una lettera in cui accusa il regista di essere il responsabile del danno del prezioso affresco della chiesetta, gravemente danneggiato da perdite d’acqua provenienti dall’adiacente abitazione di Dubois. Quest’ultimo ha anche un agente che lo tormenta di telefonate per sapere come intende muoversi; in cantiere c’è anche la collaborazione con la starlette di turno, la velina da fiction tv (Cristiana Capotondi), che a cena con il regista, capendo poco della confusa proposta di Dubois che in realtà filma con la mente la vita della cameriere polacca del bar (Kasja Smutniak), lo manda a quel paese prima di consumare il pasto. A tre anni di distanza da “La giusta distanza”, presentato in concorso alla II Festa Internazionale di Roma, “La passione” commuove e diverte, non annoia parlando di ciò che un regista conosce meglio… il cinema e la “via crucis” che porta alla realizzazione del film, dall’ideazione alla distribuzione nelle sale.

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