La Giuditta di Klimt a Mestre

Sarebbe interessante sapere la cifra con cui il Comune di Venezia acquistò la bellissima Giuditta del maestro viennese dopo la IX Biennale del 1910 per esporla a Ca’ Pesaro. E sarebbe ancora più interessante sapere chi fu l’artefice di quel lungimirante acquisto, in un periodo in cui Klimt non era apprezzato né, forse, ancora capito. La sua Giuditta, circondata nelle sale al secondo piano del centro Candiani di Mestre da tante opere dal medesimo soggetto per la mostra “Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione” (fino al 5 marzo 2017), è una donna moderna, sofisticata, che esegue il suo atto senza curarsi delle conseguenze, consapevole di essere già mito di se stessa. In questo non è solo Giuditta ma anche Salomè, la seduttrice di Oscar Wilde, da cui il sottotitolo dell’opera del 1909, attribuito anche per distinguerla dalla Giuditta I oggigiorno in mostra a Vienna. L’inflenza freudiana nella composizione dell’opera è palese, così come le note liberty e i giochi di colore che rendono il quadro suggestivo nelle sue generose misure (178×46): un’opera che fa l’occhiolino alle donne del presente, sensuali e nevrotiche ma sempre più padrone del proprio destino.

2 Commenti

  1. Silvia Palatini /

    Cara e bella Michela,
    abbiamo collaborato con il prof. Leoncini insieme.Ho letto il tuo pezzo su Kimlt. Io continuo a scrivere ed ho qualche soddisfazione e qualche amarezza. Ho pagato un prezzo salato per la mia originalità.Ma “restare vulnerabili è più difficile ma anche più vitale”. Un caro saluto e buon lavoro.

    • Ciao Silva, mi fa piacere leggerti. Le amarezze accompagnano la vita ma non la devono schiacciare. Quando guardo l’arte mi immergo in qualcosa più grande della – sempre più spesso – misera sfera umana. Lì sta il senso del bello di un mondo irrimediabilmente perso. A te un augurio di un buon tutto.

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