I 4.500 musulmani della fine del Ramadan

Tratto da “La Nuova Venezia”

Il parco di San Giuliano si colora

In 4.500 per la fine del Ramadan

La città «invasa» ieri mattina da almeno settemila fedeli che si sono radunati anche a Marghera e alla Plip di via San Donà. La benedizione dell’imam e la preghiera tra la curiosità della gente

La Comunità Islamica di Venezia e provincia colora il parco di San Giuliano per la Eida Al Fitr, la Festa di fine Ramadan. 4.500 cittadini di fede musulmana ieri mattina sono arrivati da tutte le parti della città, ma anche dall’hinterland, per rendere omaggio ad Allah nel primo giorno del mese di Shawwal, il decimo del calendario islamico, dopo l’avvistamento dello spicchio di luna nuova. A Mestre almeno 7mila fedeli sono usciti di casa vestiti a festa, per recarsi nei luoghi prestabiliti per la preghiera e scambiarsi gli auguri di Eid Mubarak, festa benedetta, la più importante ricorrenza islamica alla quale succede, a settanta giorni esatti, la Festa del Sacrificio. Tra i maggiori punti di aggregazione, oltre al polmone verde di Mestre, l’auditorium della Plip di via San Donà affittato dal Comune e l’ex palestra Edison di via Mameli, a Marghera.

San Giuliano. L’appuntamento alla Porta Rossa del parco era per le 7.30, ma alle sette in tanti erano già sul luogo prestabilito, la spianata vicina all’Info-point, a pochi passi dall’area giochi. Il sito era stato delimitato con del nastro bianco e rosso. Nella parte avanti, più vicina alla sorta di altare montato per l’occasione, lo spazio riservato agli uomini, dietro le file dove hanno preso posto le donne. Ai parcheggi numerosi volontari facevano strada per evitare il caos e aiutare a trovare un posto a chi arrivava in auto. I musulmani, ciascuno con il proprio tappetino sotto braccio, si sono materializzati per gruppi, un po’ alla spicciolata, chi in macchina, chi a piedi, chi con i mezzi pubblici.

Impossibile non vederli arrivare, macchie bianche e multicolor che si muovevano a passo veloce, per non far tardi. Attorno alle 6 l’organizzazione ha allestito i banchetti per la festa che avrebbe seguito l’omelia, con tanto di dolci e leccornie che si preparano come da tradizione. Bellissimi gli abiti, bianchi, azzurri, rossi, marroni, dai colori sgargianti e copricapo sia classici, che altrettanto fantasiosi. I più astuti avevano con sé anche degli ombrelloni di piccole dimensioni per ripararsi dal sole. Una volta posizionati tutti e attesi i ritardatari, la preghiera ha avuto inizio, non prima di qualche raccomandazione e dell’invito a spegnere il telefonino. Poco più in là, nel parchetto giochi, c’erano bambini, stranieri e non, che andavano in altalena, guardati a vista da papà e mamme, o sulle giostrine e atleti mattinieri incuriositi da tutta quella folla. L’imam della comunità, Hamad Mahamed, ha preso la parola per la benedizione, ed è calato il silenzio. Poi è stata la volta della Khotba, l’omelia. Di seguito si sono alternati il presidente della Comunità, il medico siriano Bach Abdallah, che ha predicato in lingua araba e in italiano, invitando i presenti alla pace, all’amore e all’affetto.

L’omelia è poi stata tradotta in albanese da un imam invitato per la festa e in senegalese, le lingue principali dei presenti. «È stata un’esperienza bellissima», commenta soddisfatto il presidente, «al parco è meraviglioso e speriamo di tornare anche per la festa del Sacrificio». Abdallah ha parlato dell’importanza dell’integrazione e dell’esigenza della conoscenza profonda per evitare le discriminazioni. Dopo i rituali religiosi è stato il momento della festa, delle strette di mano e della colazione open-air.

Marghera e via San Donà. Circa mille persone tra bengalesi, indiani e pakistani si sono recate a Marghera, dove il Centro Culturale Islamico Bengalese di via Paolucci ha affittato la palestra ex Edison di via Mameli per la preghiera con l’imam Islam Habibul. «Alcuni di noi sono andati a San Giuliano», spiega il presidente Tahar Khan, «per altri qui era più comodo perché vicino casa». Affollata anche La Plip di via San Donà, chiesta dall’associazione Balgadesh Centro culturale di Venezia che fa riferimento alla sede di via Fogazzaro: in 1.500 si sono turnati a partire dalle 7.45. Uomini al piano terra, donne al primo piano.

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