Human Flow – in concorso

Il tema è quello della migrazione su scala mondiale che è arrivata a conteggiare 65 milioni di migranti e rifugiati alla ricerca della “terra promessa”, “naufraghi” per il pianeta, mai così lontani dalla loro patria. Si tratta di un fenomeno mondiale di portata gigantesca, che ha sensibilizzato l’intero mondo civilizzato e gli artisti impegnati, come l’italiano Andrea Segre con L’ordine delle cose. Il regista cinese Ai Weiwei fa concorre a Venezia un documentario che getta luce sulla crisi internazionale dei rifugiati . Il nuovo lavoro riunisce testimonianze raccolte da 25 troupe cinematografiche nell’arco di un anno con più di 3000 ore di girato sulle zone di confine, in Afghanistan, Bangladesh, Francia, Grecia, Germania, Ungheria, Iraq, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Libano, Macedonia, Malesia, Messico, Pakistan, Palestina, Serbia, Svizzera, Siria, Thailandia e Turchia. Human Flow – in concorso alla 74° edizione del Festival del cinema di Venezia – è il tentativo di riconoscere quello attuale come un fenomeno globale massivo. Dal punto di vista registico, Human Flow è un prodotto tecnicamente impeccabile, con immagini pulite e grandi panoramiche registrate con droni. Le microstorie si inseriscono nella macro storia commentata dalle voci delle istituzioni e dai titoli in sovrimpressione con citazioni dai più autorevoli quotidiani mondiali. Un unico interrogativo: riusciranno queste immagini a scuotere lo spettatore, ora che ogni giorni servizi giornalistici ci rimandano la situazione drammatico dell’immigrazione dal su del mondo e dalle zone di guerra, mentre beatamente finiamo di cenare?

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