Giornaliste venete agli albori del giornalismo

GIORNALISTE VENETE AGLI ALBORI DEL GIORNALISMO:

ELISABETTA CAMINER, GUALBERTA BECCARI, ELISA SALERNO, ELENA DA PERSICO

INTRODUZIONE
Non parlerò di giornaliste venete d’oggi, ormai largamente presenti nelle redazioni della carta stampata e in quelle delle radio-televisioni, sebbene con ruoli e posizioni subalterni a quelli dei colleghi uomini. Riporterò, invece, alla memoria velocemente, per schizzi, le figure di quattro pioniere del giornalismo italiano: Elisabetta Caminer nel ’700, Gualberta Alaide Beccari nell’’800, Elisa Salerno ed Elena Da Persico nella prima metà del ’900. Veneziana la prima, padovana la seconda, vicentina la terza e veronese la quarta. Si tratta di esempi illustri ma sconosciuti ai più, perfino agli storici del giornalismo. Invece, le figure menzionate dovrebbero rappresentare riferimenti d’obbligo per la loro attività pubblicistica a favore di una diffusione della cultura in ampi strati sociali, della classe lavoratrice femminile e per il diritto delle donne al voto e all’istruzione. Ma anche perché costoro furono imprenditrici e direttamente responsabili della propria impresa, della loro azienda giornalistica. Infatti, tutt’e quattro furono redattrici ma anche direttrici ed editrici dei loro giornali, alle prese, dunque, con i contenuti da trasmettere ma anche con i conti da far quadrare in relazione alla stampa del giornale, agli abbonamenti da diffondere, alla pubblicità da raccogliere, ai rapporti da intrattenere con i lettori/rici, con i fornitori, con i collaboratori, con i tipografi, etc. Vediamole una alla volta, per accenni.

ELISABETTA CAMINER

Elisabetta Caminer nasce agli inizi della seconda metà del ’700 a Venezia in un’epoca di grande vivacità editoriale e di grandi fermenti culturali. Diventerà la divulgatrice dell’Illuminismo in Italia collaborando dapprima con il giornale fondato dal padre Domenico l’Europa Letteraria (1768), e schierandosi apertamente con le idee di Voltaire e soci, traducendo dal francese, recensendo teatro e scrivendo versi. Nel 1769 Elisabetta si trasferisce a Vicenza, in seguito al matrimonio con il naturalista Antonio Turra. È di quegli anni la trasformazione in senso battagliero dell’Europa Letteraria in cui il ruolo della Caminer diventa preminente. Il periodico rafforza così gli spazi dedicati alla diffusione delle idee illuministiche e della battaglia ai pregiudizi culturali dell’epoca. Nel 1774 la pubblicazione viene sostituita da una nuova impresa editoriale Il Giornale enciclopedico , fondato assieme ad Alberto Fortis e che viene stampato direttamente a Vicenza. Settimanale, il foglio diventa uno dei maggiori riferimenti della cultura illuminista nella penisola diffondendone le idee e riportando in traduzione i testi di Rousseau, Voltaire, D’Alembert e Locke, nonché intervenendo sulla letteratura e la critica letteraria (settori preferiti della Caminer) ma anche sull’educazione e sui modelli tradizionali di essa. L’attività della letterata le attira, però, non poche critiche e ostacoli da parte della società vicentina del tempo. Dal 1782 il settimanale diretto da Elisabetta dà sempre maggior risalto anche alla divulgazione scientifica. Infine, nel 1790 il giornale diventa Nuovo Giornale Enciclopedico, che essa guida fino alla morte avvenuta nel 1796 a Vicenza. In tutto il periodo della sua malattia, uno dei pensieri costanti fu la sorte del suo giornale per far proseguire il quale si era impegnata al Monte di Pietà argenteria e biancheria da tavola.

GUALBERTA BECCARI

L’emancipazione della donna, l’istruzione e il diritto di voto furono le battaglie politiche che impegnarono il periodico nato a Padova nel 1868 La Donna, fondato, diretto ed edito da Gualberta Alaide Beccari. Figlia di mazziniani e lei stessa seguace del genovese, Beccari nasce probabilmente nel 1842 a Padova. Il periodico fu presto trasferito a Venezia dove rimase fino al 1877 quando fu trapiantato a Bologna fino alla chiusura delle pubblicazione avvenuta nel 1891. Esso fu per oltre vent’anni, su impulso costante della Beccari, l’unico riferimento stampato a livello nazionale che raccolse e creò dibattito sulla questione della dignità e dei diritti femminili all’interno del nuovo Regno d’Italia, prendendo parte alle battaglie politiche, assumendo posizioni critiche differenti e puntuali contro i Governi che si succedevano al potere, ospitando interventi di grande spessore teorico e politico come quelli di Anna Maria Mozzoni, la grande emancipazionista lombarda, e costruendo una rete di collaborazioni che andavano da Paolina Schiff a Luisa Tosco, alla maestra padovana Rosa Piazza, a insegnanti che si pronunciavano su un tema fondamentale oltre al diritto di voto: l’educazione della donna. Sostenitrice delle petizioni che in quegli anni furono avanzate per le richieste di diritti politici alle donne, La Donna tramite la sua direttrice sostenne attivamente anche la battaglia contro la prostituzione e vide nella figura della “madre-cittadina” il modello al quale le donne italiane avrebbero dovuto ispirarsi.

ELISA SALERNO

Elisa Salerno nata nel 1873, autodidatta, si definiva “femminista cattolica” e su questa formulazione basò tutta la sua attività giornalistica, ma anche la fede di fervente cristiana e la sua vita di donna. Esordì come giornalista, nei primissimi anni del ’900, collaborando con i principali periodici cattolici del vicentino (Il Berico e il Vessillo Bianco); realizzò inchieste sul lavoro femminile (molto diffuso in tutta la provincia per la presenza del polo laniero della Lanerossi e della Marzotto, tra i più importanti d’Italia). Ma Elisa aveva in mente altro: chiese aiuto al padre perché le acquistasse una stamperia. Il progetto era ambizioso e lo realizzò: dirigere un “giornale popolare” tutto suo, dove esprimere, senza lacci, senza costrizioni, il suo pensiero. Il 24 settembre 1909 uscì il primo numero de La Donna e il Lavoro, periodico da lei edito, diretto, scritto e amministrato. Lo pubblicherà regolarmente fino al 29 novembre 1918 quando fu costretta a chiuderlo dopo la sconfessione del giornale da parte della diocesi. Ma non si arrese. Il 20 dicembre 1918 dirigeva un nuovo periodico, Problemi femminili, che continuerà fino al marzo 1927, in piena epoca fascista. Per proseguire la pubblicazione di questo giornale, a fronte di ristrettezze finanziarie sempre maggiori, chiese finanziamenti un po’ a tutti (anche al senatore del Regno Antonio Fogazzaro ) chiese attenzione anche a Mussolini, scrivendogli direttamente. Intransigente e ardente sostenitrice della causa delle donne nella società ma, in particolare, all’interno della Chiesa cattolica, Elisa Salerno rese protagonista dei suoi periodici la condizione femminile operaia, conducendo moltissime inchieste sulle diverse categorie di lavoratrici, dalle orafe alle tessili, dalle cucitrici alle pastaie, curando rubriche di educazione delle operaie, propugnando una piattaforma ‘sindacale’ che chiedeva 15 giorni di ferie l’anno, la domenica libera, il limite di lavoro per le bambine con meno di 14 anni, e la richiesta di “uguale mercede per uguale lavoro”. Altro tema sul quale impegnò il giornale fu il suffragio femminile e la lotta contro la prostituzione.

ELENA DA PERSICO

Elena da Persico nasce nel 1869 a Verona, contemporanea della collega vicentina Elisa Salerno, da una delle più antiche famiglie aristocratiche scaligere. Riceve un’ottima educazione, soprattutto in campo morale e religioso. Consegue l’abilitazione all’insegnamento magistrale e segue l’iter d’esercizio alla professione, avviandosi contemporaneamente anche all’attività giornalistica e letteraria. Sceglie di non sposarsi e di fare voto di verginità, per dedicare tutte le sue energie al giornalismo e all’azione cattolica, tentando così una strada diversa da quella prescritta in quegli anni a una giovane della sua condizione e dovendo fare i conti con l’ostracismo dell’ambiente in cui vive.
Fin da subito i suoi scritti s’indirizzano verso tematiche religiose e morali. Collabora a diverse riviste, arrivando alla direzione del primo periodico cattolico femminile Azione Muliebre che si pubblicò a Milano per diversi decenni e di cui tiene per oltre quarant’anni la direzione, dando alla rivista un grande prestigio e diffusione.
Secondo la storica Liviana Gazzetta “il giornalismo per la da Persico fu prima di tutto opera di apostolato, come prova tutto il suo lavoro di direttrice e di collaboratrice di importanti testate cattoliche, tra cui L’unità cattolica, L’Italia e il veronese Corriere del Mattino”. Per la contessina la stampa fu “un formidabile strumento di guerra, cioè un’arma di contrasto al cambiamento e di sostegno ideologico. […] Maturando nel corso degli anni la convinzione che questo fosse propriamente il campo in cui esercitare le sue doti e svolgere la sua missione, la contessa approfondì la riflessione sull’importanza di una presenza cattolica militante nel mondo della letteratura e della stampa in generale”.
Scavalcata dalla principessa Giustiniani Bandini nella guida del nascente movimento femminile cattolico nazionale (Unione fra le Donne Cattoliche d’Italia), la nostra concentra la sua attività in un’opera di apostolato laico, tentando di rivolgersi alle donne di tutte le età e condizioni sociali. Molte le contraddizioni della sua attività, tra contrapposizione alla modernità in nome della fedeltà alla tradizione religiosa e bisogno di apertura per l’efficacia dell’azione. Si batte così per l’elevazione culturale delle donne e per la difesa dei loro diritti sul piano lavorativo (la riduzione dell’orario di lavoro, il riposo notturno e festivo, ecc.), ma crede che ogni organizzazione sindacale debba avere carattere prettamente confessionale. Si pone sia contro lo sfruttamento delle sartine milanesi, sia contro la logica dei sussidi governativi a pioggia, anche se è soprattutto convinta che il lavoro femminile extradomestico sia uno dei peggiori mali della società contemporanea. Pur programmaticamente obbediente all’autorità della Chiesa, si muove affinché l’educazione religiosa si confronti con le idee e i problemi del secolo, ma interviene pesantemente contro tutte le esponenti del riformismo religioso femminile (la stessa Elisa Salerno e Antonietta Giacomelli, ad esempio). Assieme alla bresciana Vittoria Trebeschi De Toni, (direttrice del periodico Madre, pubblicato tutt’oggi) è convinta che le donne possono portare un contributo decisivo in società e devono “educare” non solo in famiglia ma anche attraverso i giornali. Il suo impegno sociale la porterà a difendere l’impegno del sindacato confessionale e delle strutture connesse. Nel 1905 è nominata patronessa onoraria di una società di “Mutuo Soccorso” per le giovani, nel 1907 contribuisce a fondare a Milano il Comitato locale dell’Opera “Protezione della giovane” scrivendone il memoriale; dopo la prima guerra mondiale è membro del comitato centrale “Unione Donne Cattoliche”. Divulgherà poi il pensiero “democratico cristiano” di Giuseppe Toniolo, che era stato artefice dell’“Unione Popolare Italiana” e che la contessa considerava suo maestro in materia di dottrina sociale. In Veneto sarà una delle protagoniste della battaglia contro la “moda indecente” e i nuovi costumi femminili.
Date le ambivalenze suddette, non stupisce che durante il ventennio fascista il suo giornale esprimerà costantemente posizioni di sostanziale convergenza e talora di plauso al regime.
Già dal 1911 avverte la necessità di dar vita ad un’istituzione di anime votate all’apostolato della contemplazione nell’azione, per la restaurazione cristiana della società e a servizio dei propri fratelli. Così dà inizio ad uno dei primi istituti secolari sotto il nome di Figlie della Regina degli Apostoli, donne dedite all’apostolato nel mondo, dove sono state chiamate a vivere e operare nel primo Istituto secolare femminile tuttora attivo.
Sempre contraria nei decenni precedenti al suffragio femminile, nel ’45 ne diviene invece una sostenitrice e nel 1946 è eletta consigliere comunale ad Affi, Comune nel veronese, dove muore il 28 giugno 1948. Presso Villa Elena ha sede la Fondazione a lei intitolata.
Elene da Persico è stata una giornalista veneta, che può essere oggi di riferimento per le giornaliste nonostante sia possibile dissentire da alcune sue posizioni: per continuare nella sua scia un giornalismo d’impegno, senza scendere talvolta a scelte opportunistiche.

CONCLUSIONE

Si potrebbe continuare la ricerca iniziata, allargando ulteriormente l’indagine al primo Novecento, analizzando ad esempio la figura della senatrice della Repubblica Lina Merlin , e anche al secondo Novecento scoprendo così la tenace Tina Merlin e altre brillanti giornaliste che hanno lavorato dagli anni Venti agli anni Ottanta, e cioè Mura, Paola Masino, Irene Brin, Camilla Cederna, Natalia Aspesi e Elena Gianini Belotti. Mura (nome d’arte di Maria Volpe Nannipieri) ci trasporta nel chiuso di un’esperienza erotica tutta al femminile dal titolo Perfidie; Paola Masino con Fame ci descrive la crisi del ’29 e Irene Brin nelle sue Visite racconta le allucinate miserie del dopoguerra. Camilla Cederna col suo Lato Debole del ’60 ci parla di moda e di modi di vivere; Natalia Aspesi in Lui visto da lei ci prospetta la figura dello scapolo in rapporto alla famiglia italiana e Elena Gianini Belotti con Adagio un poco mosso presenta una figura di vecchietta serena e risentita.
Abbiamo analizzato le biografie e il pensiero di alcune giornaliste venete nostre progenitrici, nostri archetipi: per continuare noi nella loro scia un giornalismo di impegno che faccia una descrizione esegetica del mondo ma lo voglia anche modificare.

BIBLIOGRAFIA

Buonanno Milly, La donna nella stampa. Giornaliste, lettrici e modelli di femminilità, Roma, Editori riuniti, 1978.

Gazzetta Liviana, Elena da Persico, Verona, Cierre edizioni, 2005.

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