Gerontophilia, l’ultimo film poco hard di Bruce LaBruce

In una Montreal autunnale vive il diciottenne Lake; nessuna traccia del padre, madre alcolista e sentimentalmente inaffidabile, fidanzata a dir poco anticonvenzionale, studi d’arte lasciati a metà, ma soprattutto una inspiegabile attrazione per gli anziani. Lake lavora in una piscina come bagnino, poi la madre gli trova lavoro in un ricovero per anziani dall’accattivante nome di “Coup de Coeur”. Qui incontra l’anziano ottantunenne Melvin Peabody, e le vite di entrambi cambieranno radicalmente.

Bruce LaBruce, noto regista estremo canadese dal passato creativo molto vario (ricordiamo” L.A. Zombie”, porno-gay horror del 2010), racconta una vicenda dolce e trasgressiva allo stesso tempo, a tratti ironica. Partendo da un nucleo narrativo decisamente forte, nel quale coniuga l’amore omosessuale – tabù ancora di difficile superamento – con la relazione sessual/sentimentale tra un ragazzo e un anziano, riesce a convogliare l’attenzione e l’emotività dello spettatore nella direzione della comprensione e del coinvolgimento, facendogli superare le comprensibili reticenze all’accettare una situazione non convenzionale.

La genesi della relazione tra Lake e Melvin va di pari passo con l’autoconsapevolezza che il ragazzo raggiunge del proprio orientamento sessuale: se inizialmente Lake ritrae nel suo blocco per gli schizzi uomini e donne anziani, senza nascondere nulla della decadenza fisica e mentale alla quale tutti saremo destinati, gradualmente i suoi disegni si accentrano sempre più solo su uomini, ed infine solo sul suo Melvin, fino a realizzare la verità. Quello che prova per l’uomo non è semplice attrazione sessuale, o desiderio di sperimentazione, è innamoramento.

E con l’amore arrivano i suoi inevitabili compagni, il senso di possesso, la gelosia, la sofferenza.

Lake crescerà molto nei giorni di Melvin, farà un passo avanti nell’accettazione del su vero io, metterà al posto giusto il rapporto con Desirée e con la madre, e come ogni diciottenne, ricomincerà da capo quando Melvin non gli sarà più accanto.

Molti gli spunti interessanti del film, poca l’indulgenza verso lo spettatore che, anche se non in modo diretto, è continuamente “esposto” all’amore tra Lake e Melvin.

Decisamente bravi gli interpreti, Walter Borden attore di consumato mestiere, e Pier- Gabriel Lajoye esordiente coraggioso nel cominciare la propria carriera cinematografica con una pellicola di questo tipo, Katie Boland, ottima nel ruolo della fidanzata adorabile e in fodo davvero poco trasgressiva di Lake. Bella la fotografia di una Montreal grigia, poi bianca, poi di nuovo grigia; chiaramente percepibile in ogni momento del film la competenza tecnica del regista, che sa narrare con le immagini una vicenda tutto sommato semplice che si sarebbe però prestata ad interpretazioni più marcatamente sessuali, troppo sentimentali o con finali “redenzione del peccatore”.

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