Concluso il 14esimo Congresso Cinit

IMG450Il Cineforum nell’era del digitale, tra documentari e fiction
Una prima sintesi degli interventi dei relatori

Il dibattito sui rischi e sulle opportunità del digitale, a più di cento anni dalla nascita del cinema, ha coinvolto gli iscritti e i simpatizzanti del Cinit, in occasione del 14° Congresso svoltosi a Mestre il 30 novembre e il 1 dicembre 2013.
Fernando Navarro Beltrame, promotore turistico di Gran Canaria in Italia, ha sintetizzato le due linee guida della Film commission spagnola di cui fa parte: da un lato il digitale come strumento espressivo per fare cinema e dall’altro il sistema della co-produzione per produrre cinema. E’ poi passato a paragonare le logiche produttive e distributive in Italia e in Spagna, rinvenendo nel nostro Paese un sistema di produzione autoreferenziale non pensato per essere esportato. Massimo Nardin, docente all’università LUMSA di Roma, ha parlato del passaggio al digitale in termini di perdita che si tradurrà in altre sensibilità e opportunità. Questa nuova frontiera, in confronto alla pellicola, è già scrittura mentre prima il cinema appariva più come una fotografia disegnata dalla luce, in un certo senso dai toni più misteriosi. Il prof. Nardin confida nella capacità delle produzioni italiane di ritornare a un buon soggetto, a una sceneggiatura scritta bene sulla scia del film “Intervallo” di Leonardo Di Costanzo (2012). Carlo Montanaro sta ultimando il difficile progetto di dar vita ad un museo del cinema a Venezia, non solo come contenitori di memorabilia, ma anche luogo dove poter organizzare mostre tematiche e che funga da biblioteca. Per lui la pellicola è un supporto ancora stabile e il suo switch-off nel 2014 non è poi così definitivo in quanto la resa sullo schermo non è equiparabile a quella del digitale a causa della vibrazione impercettibile dell’immagine che, colta solamente a livello subliminale, crea delle suggestioni non ottenibili con i pixel. Infine è intervenuta Simona Cella, collaboratrice del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina del C.O.E. di Milano, la quale ha parlato delle differenze tra fiction e documentario, giungendo alla conclusione della non netta separazione tra i due generi, come nel caso delle opere di Andrea Segre. Secondo la sua esperienza, nei Paesi del sud mondo c’è fame di cinema e voglia di raccontare per cui il genere maggiormente adottato, anche a causa dei pochi mezzi e finanziamenti, è il documentario.

Lascia un Commento

Social Media Icons Powered by Acurax Website Redesign Experts
Visit Us On TwitterVisit Us On Facebook