Allievi stranieri iperdotati: indicazioni operative

L’iperdotazione massima (oltre i 145 punti – scala Wechsler ) si rileva in esemplari singoli su un migliaio di persone, a differenza dell’iperdotazione con Q.I. dai 115 ai 130 che riguarda il 15% della popolazione o quella dai 130 ai 145 punti che ne individua il 2%. Tradotto in evidenza, ciò significa che queste percentuali ci permettono di ritenere abbastanza probabile il fatto di imbattersi in alunni stranieri ad alto potenziale cognitivo nelle nostre scuole. Il primo interrogativo da porsi è il seguente: da cosa, come si riconoscono? Le loro performance, ammesso che sia possibile testarle e verificarne la metacognizione in uno scambio verbale e comunicativo almeno di base, sono eccellenti in alcuni ambiti, che vanno da quello logico-matematico a quello verbale, da quello musicale a quello corporeo ecc. (faccio riferimento alla Teoria delle Intelligenze multiple di Gardner ). Questi allievi hanno bisogno, più degli altri, del confronto in quanto spesso l’alto rendimento cognitivo va di pari passo con una scarsa capacità relazionale e un conseguente eccesso di introversione (l’allievo non parla, sembra assorto, non entra in relazione con i pari…) oppure di estroversione (l’allievo esprime ad ogni occasione le sue opinioni a voce alta, si lamenta, è polemico..) . Facendo riferimento all’alta dotazione tra gli alunni stranieri, si nota che l’egocentrismo, tipico dei gifted students, appare invece in misura ridotta rispetto al corrispettivo italiano in quanto il nuovo contesto (in cui spesse volte l’immigrato si trova ‘catapultato’ da un momento all’altro della sua vita ) potrebbe frenare l’impulso a mettere in mostra le proprie eccezionali abilità. Alcuni anni fa ho incontrato alla scuola secondaria di primo grado un allievo marocchino con una padronanza dell’italiano a grandi linee tra il livello B1 e il B2 e una visione della vita diversa a causa di differenti regole morali introiettate (l’applicazione di una giustizia “fai da te”, il prossimo visto come preda e non come alleato, superiorità del genere maschile). In lui l’equipe di insegnanti ha dunque rilevato subito un sistema valoriale differente da quello della classe, un atteggiamento impertinente e una scarsa volontà di relazionarsi sia con i professori sia con i compagni, anche per il fatto di essere due anni più grande di loro. Era arrivato in Italia dalla quarta elementare e aveva ripetuto il primo anno del ciclo della scuola secondaria di I grado, prima di cambiare scuola e iscriversi nell’istituto in cui insegno . Il suo impegno scolastico era scarso: l’allievo si dimostrava demotivato e ogni occasione era propizia per non venire a scuola, spesso non avvisando la famiglia . Trascorsi alcuni messi dall’inizio dell’anno scolastico, ci siamo accorti della sua spiccata intelligenza cinestetica che ha fornito ai professori l’aggancio per incentivarlo a terminare il ciclo secondario ed ottenere il diploma, dopo aver sottoscritto un patto scuola-alunno . La sua capacità manipolatoria era raffinata e l’allievo era provvisto di una discreta capacità logico-strategica, in situazione, e da una soddisfacente intelligenza procedurale. Il consiglio di classe ha provveduto a stendere un piano educativo personalizzato che includesse anche un laboratorio di falegnameria e un laboratorio di meccanica durante il primo quadrimestre della classe seconda e un laboratorio di riparazione di biciclette nel secondo quadrimestre; un laboratorio di informatica il primo quadrimestre del terzo anno e un laboratorio di idraulica il secondo quadrimestre dell’ultimo anno. Le disponibilità a gestire i laboratorio sono state esterne in quanto non si sono trovate risorse all’interno dell’Istituto. Si è optato anche per avviare una collaborazione con un Centro di Formazione Professionale abbastanza vicino, con il vantaggio di utilizzare i loro laboratori e di coinvolgere i professori di disciplina del CTP, i quali hanno potuto fare lezione con strumenti e attrezzature adeguati e di cui anche il nostro istituto si è fatto carico economicamente. I risultati sono stati più che soddisfacenti. Da un lato l’effetto ottenuto è stato quello di inserirle l’alunno con anticipo nella scuola che avrebbe poi frequentato a conclusione del primo ciclo. In secondo luogo la vicinanza con allievi più grandi lo ha motivato a proseguire gli studi, aiutandolo a capire i suoi punti di forza. Inoltre l’esperienza maturata e alcuni manufatti realizzati sono stati oggetto di una riflessione scritta per la prova scritta di italiano e anche di una rielaborazione per il colloquio pluridisciplinare dell’esame conclusivo. Ovviamente l’allievo era monitorato da un tutor della nostra scuola ed era stato inserito in un gruppo di allievi della sua scuola che manifestavano difficoltà di rendimento e scarsa motivazione e ai quali è stata offerta la medesima possibilità formativa.
Il secondo interrogativo da porsi allora potrebbe essere: come gestire gli allievi stranieri plusdotati? Al pari degli allievi italiani, una volta individuati , bisogna partire dalla ricchezza dello studente straniero e dalla sua zona di sviluppo prossimale . Dal momento che larga influenza sull’apprendimento del singolo ha l’ambiente in cui è inserito, è necessario creare un contesto inizialmente accogliente (in collaborazione con la classe) per permettere un buon inserimento che sostenga la motivazione del neoarrivato; nei mesi successivi è necessario puntare sull’alfabetizzazione intensiva per permettere all’allievo di avere gli strumenti comunicativi per inserirsi. L’apprendimento estensivo della lingua avverrà nel corso degli anni ma l’insegnante non dovrà mai mollare l’attenzione sul sostegno dell’autostima e sulla creazione di un ambiente stimolante che vada a incrementare le sue attitudini. Come? Alcune recenti indagini hanno confermato che soprattutto la cooperazione con i compagni di classe, mediata dall’insegnante , favorisce il realizzarsi dei potenziali di sviluppo. La numerosità del gruppo dipende dal lavoro proposto agli allievi. Un’attività di tipo esecutiva può essere più produttiva in gruppi di due o tre allievi; invece per un lavoro in cui il confronto di opinioni e di idee è il primo obiettivo, può essere arricchente avere gruppi di 4 o 5 alunni. Spesso si può iniziare con gruppi di 4-5 studenti (fase di confronto di idee) per poi suddividersi, per l’esecutività, in due minigruppi. Essendo il funzionamento della mente estremamente complesso, anche favorire il suo potenziamento è particolarmente complesso e richiede l’abbandono di ogni facile riduzionismo. Per questo un insegnamento consapevole richiede molteplici e approfondite conoscenze e competenze. Restringendo il campo allo sviluppo dell’intelligenza è superata la disputa se sia più opportuno potenziare l’intelligenza analitica, quella creativa o quella pratica. La risposta è infatti: tutte e tre, in modo equilibrato. Ricordando però che la creatività, una delle doti degli allievi ad alto potenziale cognitivo, non solo è una delle loro note distintive ma è anche in grado di armonizzare le diverse intelligenze.

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